Dal 2008 studiamo
come il mare possa diventare parte
del tempo del vino.
A circa trenta metri di profondità,
nel silenzio del fondale,
le bottiglie attraversano una fase di evoluzione diversa.
Pressione.
Luce filtrata.
Correnti lente.
Il mare diventa parte del processo.
Le bottiglie vengono immerse sul fondale
nelle acque dell’Adriatico,
nell’area del relitto Paguro.
Qui rimangono per il periodo di dodici lune,
in condizioni naturali molto stabili.
La temperatura è costante.
La luce viene filtrata dall’acqua.
La pressione è superiore a quella della superficie.
In questo ambiente il vino continua
il proprio percorso di affinamento.
Il mare non sostituisce la cantina.
Ne diventa un’estensione.
Durante l’immersione
il tempo scorre lentamente.
Le correnti accarezzano le bottiglie.
Il vetro si ricopre di tracce marine.
Ogni esemplare emerge diverso.
Il vino evolve.
La bottiglia conserva i segni del mare.
Dopo mesi sul fondale
le bottiglie vengono recuperate.
Il recupero avviene con l’assistenza di sub professionisti
e nel rispetto dell’ecosistema marino.
Ogni immersione è monitorata
e documentata.
Le bottiglie tornano alla luce
portando con sé il segno del loro viaggio.
Nessuna bottiglia è identica a un’altra.
Le incrostazioni marine,
la permanenza sul fondale
e il tempo trascorso sott’acqua
rendono ogni esemplare unico.
Per questo ogni bottiglia
può essere ricondotta alla propria immersione.